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Intervista con Enzo Isaia

Di Giovanni Turotta
Alla nuova edizione di Festival Rock Show, abbiamo avuto l’onore d’avvicinare Enzo Isaia. Nato a Palermo in una realtà di periferia difficilissima, discende da famiglia non certo abbiente ma, in virtù del suo percorso di vita, prima che da cantautore vediamo un ragazzo dai pugni chiusi, duro e sensibile, fragile e forte allo stesso tempo.

Dopo varie esperienze sentimentali, di vita anche randagia Enzo fa un passo fondamentale per la sua crescita personale. Artisticamente ha 2 CD: Non è mai stato facile, il doppio singolo Radio Edit, Cuore Randagio, e adesso i tre singoli che danno titolo al suo ultimo lavoro “3”. L’intervista da la possibilità di capire il percorso umano di Enzo. Riflettendo sulle sue parole c’è molto da imparare. Se poi pensiamo ch’egli è molto sensibile, non solo un tipo rock che sa rapportarsi anche con Gesù, cosa che sembra paradossalmente strana per chi in genere fa rock, invece Enzo crede, si rapporta a Gesù come con un qualsiasi coetaneo “ dandogli del tu”
1) la tua ascesa al mondo musicale ha basi di vita molto diverse ma altamente importanti. Prima del cantante fai il muratore, l’imbianchino, il cameriere, lavori in imprese di pulizie, portiere custode, ti imbarchi per due anni, ti laurei in filosofia, oggi insegni filosofia e storia, etc…

Si, ognuno ha i suoi percorsi. Nella vita, bisogna lavorar e tanto, sacrificarsi, ingoiare rospi, per riuscire, non dico ad ottenere, ma a sfiorare quel che vuoi. Io sono nato in un quartiere che dalla strada da a lungo andare un forte insegnamento.

2) a 14 anni suoni “da autodidatta” la chitarra (di un amico che te la regalò e poi te la tolse quando vide che tu imparavi a suonarla) poi il pianoforte sempre da autodidatta; scrivi canzoni e così via.

Sì. Ho iniziato a suonare all’età di 13, 14 anni e non ho mai studiato fino ad adesso (specificatamente la musica…).Poi ho iniziato a collaborare anche con moltissimi musicisti dai quali ho appreso e apprendo oggi anche tanto, uno è Germano Seggio un grandissimo amico, chitarrista formidabile, oggi ha una scuola di musica e ha collaborato con artisti d’alto calibro. Una persona eccezionale vi invito ad ascoltare il suo ultimo cd Alta quota.

3) il mal di vivere aiuta ad essere artisti?

“Star male mi aiuta a scrivere canzoni”.
Come Luigi Tenco quando sono felice e sereno sono fuori e non nella mia stanza ad esorcizzare un malessere. Questo mi fa da autoterapia, una canzone che riesce ad emozionarmi mi libera.

4) “La musica non cambia il mondo ma fa riflettere?
Vedi io amo moltissimo il “live”, quando sono sul palco sono più vero di quello che sono nella vita, inoltre cantare dal vivo è momento di aggregazione importante e comunica a tantissime persone. Attraverso i concerti hai la possibilità di farti amare o detestare. Per me la musica è l’unica arte che serve come scudo, o come “arma” per la verità, fondamentale per comunicare con il prossimo.

5) come ti poni nei confronti della Fede? 
Credo in Dio, ho un po’ una visione personale di Dio e di Gesù, anzi è lui il vero uomo rock per eccellenza. Amo una canzone di Alessandro Bono “Gesù Cristo ritorna”. Vedi lui rappresenta il vero essere umano quello che solo con l’amore ed il coraggio, può dare una grandissima forza d’animo e farci capire che nulla può sconfiggerci nemmeno il più grande dolore o addirittura la morte.

6) IL TUO SOGNO PIU’ GRANDE?
Sono tanti. Avere un figlio. Scendere le scale di Sanremo. Soprattutto avere tanta serenità e speranza.